Vedere il mondo sotto una luce diversa
- Marco Knaflitz

- 20 feb
- Tempo di lettura: 5 min
La fotografia nell’infrarosso vicino (seconda parte, il ritratto)
“Enrico, prima di pranzo ti avevo promesso di farti vedere qualche ritratto in infrarosso. La ritrattistica in infrarosso è relativamente poco diffusa, ma può dare grandi soddisfazioni. Sebbene il primo materiale fotografico sensibile alla luce infrarossa sia nato agli inizi del 1900, solo attorno al 1970 la fotografia analogica in infrarosso stimolò la curiosità di molti, prima in bianco e nero e poi a colori; di ritratti, però, se ne fecero davvero molto pochi ed i risultati non furono entusiasmanti.
Oggi, grazie alle possibilità offerte dal digitale e dalle tecniche di post-produzione esistenti, si possono fare ritratti all’infrarosso vicino sia all’aperto sia in studio. I risultati sono davvero interessanti e consentono un’enorme creatività”.
“Ma, zio, tu nei hai fatti? Ne hai qualcuno da farmi vedere?”
“Sì, alcuni li ho fatti, soprattutto in studio, grazie all’ospitalità di Accademia Torinese di fotografia.
Te ne mostro qualcuno; guarda la figura 7.
Figura 7 – La modella Elisa fotografata con flash di studio con lampade flash allo Xenon e macchina fotografica Canon 5D Mk II modificata full-spectrum con filtro IR pass da 742 nm.
La fotografia è la stessa, ma post-prodotta in modo differente: a sinistra volevo ottenere un aspetto da “fata da fiaba irlandese”, a destra, un aspetto un po’ più “dark”. L’effetto della ripresa all’infrarosso si vede certamente dai colori, che, tra le due foto sono diversi, ma anche dalla delicatezza della cute: la radiazione infrarossa consente di avere un effetto di smoothing naturale, senza dover intervenire in post-produzione; quest’ultima è comunque abbastanza complessa e richiede pazienza, che però è ben ripagata. La libertà di espressione data dalla tecnica è veramente infinita, ma richiede molto buon gusto e buona padronanza dei software di post-produzione.”
“Molto di impatto. Ne hai altre da farmi vedere?”
“Certo, guarda la Figura 8. La modella è la stessa e, più o meno, anche la tecnica di post-produzione. Ma in questo caso, dietro alla modella è stata posta una pianta di pothos vera, in buona salute. Difatti vedi che, anche in questo caso, la pianta risulta bianca. Anche le tende sullo sfondo, che in origine erano nere, diventano grige, perché riflettono abbastanza bene l’infrarosso.”
Figura 8 – La modella Elisa fotografata con flash di studio con lampade allo Xenon e macchina fotografica full-spectrum con filtro IR da 742 nm davanti ad un pothos vivente. Macchina fotografica Canon 5D Mk II modificata full-spectrum con filtro IR pass da 742 nm.
“Anche queste due foto sono di grande impatto: di nuovo la versione, come dici tu, da “fata irlandese” e quella un po’ più “dark”, con la modella dalla cute praticamente perfetta in entrambe le interpretazioni ed un’espressione intrigante. Hai qualche altro esempio?”
“Certamente. Sebbene le fotografie a colori siano più apprezzate dal grande pubblico, nella ritrattistica, dove spesso ci si vuole concentrare sulle fattezze e sull’espressione del soggetto, i colori possono distogliere l’attenzione. Osserva le due fotografie presentate in figura 9, entrambe in infrarosso: ma la prima è convertita in bianco e nero e la seconda è a colori.
In entrambe osserva la purezza della cute della modella, senza che sia stato necessario intervenire con alcun trattamento specifico sulla cute: poi puoi scegliere tu: colori o bianco e nero? È una scelta difficile, ognuno di noi ha la sua preferenza.
Nella figura 10, invece, Elisa è sdraiata sul limbo ed è proposta in due versioni: la prima, in alto, in bianco e nero, ottenuta semplicemente per desaturazione; un processo molto semplice; la seconda, in basso, con una ricostruzione dei colori che le rende i capelli rossicci, sempre tipo fata irlandese. Osserva sempre la purezza della cute, che è naturale, dovuta all’infrarosso, mentre la nitidezza di sopracciglia e capelli è molto buona.
Figura 9 – La modella Elisa fotografata con flash di studio con lampade allo Xenon. Macchina fotografica Canon 5D Mk II modificata full-spectrum con filtro IR pass da 742 nm. A sinistra ottenuta l’immagine in bianco e nero ottenuta da quella di destra per desaturazione. A destra la fotografia elaborata in modo da ottenere capelli biondo – rossicci. Lo scatto è lo stesso, cambia solo la post-produzione.
Figura 10 – La modella Elisa fotografata con flash di studio con lampade allo Xenon. Macchina fotografica Canon 5D Mk II modificata full-spectrum con filtro IR pass da 742 nm. In alto la versione in bianco e nero ottenuta per desaturazione ed in basso la versione a colori. Di nuovo, lo scatto è lo stesso, cambia però la post-produzione.
Tornando alla fotografia nell’infrarosso vicino, qualunque sia il genere, nota che lavorare in studio è molto diverso dal lavorare all’aperto: all’aperto la quantità e la distribuzione spettrale dell’infrarosso cambia durante la giornata e siccome i risultati non sono direttamente visibili dopo lo scatto occorre più esperienza. Inoltre, e non è affatto da sottovalutare, per lavorare in studio occorre una macchina fotografica modificata ed è necessario padroneggiare molto bene la tecnica; all’aperto puoi fotografare paesaggi senza aver bisogno di una macchina modificata, semplicemente comprando un filtro IR pass da poche decine di euro, ma sei vincolato a tempi di esposizione lunghi, anche alcune decine di secondi.
Inoltre, all’aperto, troverai durante la giornata condizioni di luce infrarossa diverse: bisogna sperimentare. L’infrarosso vicino è rappresentato diversamente all’alba, a metà mattina, a mezzogiorno, nel pomeriggio ed al tramonto. A differenza di quanto spesso si crede, la radiazione infrarossa è abbondante anche nei giorni nuvolosi o, addirittura, piovosi, sebbene la sua distribuzione spettrale sia diversa da quella dei giorni sereni.”
“Ma, se volessi provare a fotografare all’infrarosso, cosa dovrei fare con la mia macchina fotografica?”
“L’approccio più semplice è comprare un filtro IR pass da 690 nm o 720 nm adatto alla tua lente preferita, ma tieni conto che potrai fare solo lunghe esposizioni (decine di secondi) e quindi dovrai lavorare su cavalletto. Come inizio può andare bene, ovviamente non per il ritratto ed unicamente in giornate con pochissimo vento. Lo scatto non è un problema, ma dovrai usare il visore e non il mirino ottico (non vedresti nulla) e ciò che vedrai nel visore avrà una forte dominante rossa, che però imparerai ad interpretare.
Ciò che veramente differisce fortemente dalla fotografia nel visibile è la post-produzione, che è più elaborata ed è costituita da alcuni passi base più una serie di possibili varianti.
Se vuoi massimizzare i risultati minimizzando il tempo impiegato, ti consiglio di seguire un corso come quello offerto dall’Accademia Torinese di Fotografia, per raggiungere un primo livello ed essere in grado di fare foto di paesaggio.
Se poi ti vorrai cimentare con il ritratto – in interno o in esterno – ci vorrà una macchina modificata, qualche attenzione in più all’atto dello scatto e poi apprendere le tecniche base specifiche per la post-produzione di ritratti: ma anche in questo caso l’Accademia Torinese di Fotografia potrà metterti rapidamente sulla strada giusta.”
“Grazie, mi hai aperto un orizzonte che nemmeno conoscevo: ne avevo sentito parlare, ma non avevo la minima idea delle sue potenzialità. Mi piacerebbe davvero approfondire, ma vorrei seguire un percorso non solo teorico, provare anche a mettere in pratica quanto spiegato.”
“ATF fa per te: i corsi che vengono offerti sono basati sul concetto di ‘imparare facendo’. Ti suggerirei certamente il workshop di fotografia nell’infrarosso vicino, che potrai fare semplicemente acquistando uno o due filtri (poche decine di euro) e magari qualche anello adattatore: verrà presentato il minimo della teoria necessario per essere in grado di destreggiarsi con le riprese sul campo (è anche prevista un’uscita didattica) e seguirà la presentazione delle tecniche di post-produzione basilari. Poi, curioso come sei, potrai sperimentare varianti diverse ed ottenere risultati spesso insperati. Pensaci, le iscrizioni si apriranno tra poco ed il numero di iscritti sarà relativamente contenuto, per poter seguire ognuno al meglio in tutte le fasi.”
Se ti sei perso la prima parte dedicato al paesaggio 👇.
Se ti interessa l'argomento e vuoi metterti in gioco 👇. https://www.accademiatf.eu/fotografia-infrarosso-vicino




















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