Ritratto ambientato in fotografia. Altro modo di raccontare fotografando
- Federico Tovoli

- 6 giorni fa
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Dallo sguardo alla scena: come l’ambiente trasforma il ritratto in una storia, tra tecnica, intuizione e relazione con il soggetto.
Un ritratto è una maniera di far parlare una persona attraverso l'immagine di se stessa. Con un po' di ambientazione dintorno lo è ancora di più
Il ritratto è un genere di fotografia di svariati secoli più vecchio della stessa, diciamo che la fotografia lo ha democratizzato o più precisamente popolarizzato
.
Se prima che Louis Daguerre si inventasse un processo chimico che rendesse la realtà rappresentabile tale e quale su materiale inerte il ritratto lo faceva il pittore ben pagato dalle classi alte nobili e borghesi, da quella prima metà dell'ottocento, in poi, la cosa andò diventando alla portata di tutte le tasche…e più reale.
Oggi si assiste ad una contraffazione del ritratto, qualsiasi ragazzina con la voglia di protagonismo si autoritrae col proprio smartphone e lo posta sulle reti sociali dopo aver modificato con appositi filtri i propri difetti fisici.
Tralasciando le ultime novità tecnologiche va detto che il ritratto fotografico, inteso come rappresentazione di una persona in quanto tale e non di un modello raffigurante qualcosa d'altro, si divide in due grandi categorie.
Il ritratto ambientato e quello su sfondo neutro.
Un limbo monocolore, classico fondale da studio fotografico ha la potenzialità di isolare il soggetto dal resto del mondo, se la bella ragazza col volto bellissimo e i tratti europei potrebbe essere stata fotografata a Bangok come a Stoccolma poiché il fondale neutro che riempie il fotogramma non ce lo dice, lo stesso fa da eliminazione della distrazione e quindi porta l'osservatore a concentrarsiconcentrasri solo sulla persona.
E' evidente che l'ambientazione produce l'effetto opposto, il fotografo August Sander è passato alla storia per i suoi ritratti ambientati in cui un personaggio seppur guardando in macchina interagiva col loro ambiente.
Un ritratto per me è sguardo nell'obiettivo è quell'attimo di complicità fra fotografo e soggetto, è un'incursione nella personalità di quest'ultimo.
Come uno sfondo neutro si può creare anche con una parete dal colore uniforme e sfocandola, un ritratto ambientato si può fare in tanti modi, accennando o evidenziando l'ambiente.
Forse è scomparsa quella vecchia scuola di puristi che parla di medio-tele o di obiettivo sa ritratto, effettivamente una lente del genere non distorce i volti e quindi non altera, però abbisogna di abbastanza spazio operativo, oppure costringe chi scatta ad una inquadratura forzosamente stretta sul volto, con la conseguenza di penalizzare ogni qualsiasi tipo di ambientazione.
L'anziano del Cisne.

Questa foto non fa parte di alcun progetto, ero arrivato nel paese andino ecuadoriano di Cisne per iniziare un reportage sulla processione più lunga del Sudamerica, avevo affittato una stanza in casa sua e lui venne a fare gli onori di casa per sapere cosa portasse li un "gringo" per giunta da solo. La luce del tardo pomeriggio era praticamente perfetta ed entrava netta dalla finestra producendo un trapezio fra di noi che sedevamo di fronte nella penombra della stanza. Attratto dalla sua bella faccia di vecchio, dai colori dei suoi vestiti, complementari a quelli della stanza e della finestra semplicemente gli chiesi se potessi ritrarlo.
Per me questo è un accenno di ritratto ambientato, oppure diciamo che è un'ambientazione minimale, visto che oltre lui c'è lo scuro della finestra che sembra vecchio quanto lui, ogni altro elemento, ogni altra interpretazione potrebbe esser stata sufficientemente accettabile, io scelsi quella. Ovvio che questa foto croppandola quadrata sul soggetto mi diventa un ritratto su fondo neutro.
Gli exif mi dicono : f 3,2 e 1/60" ad 800 iso con 50 mm su Nikon D 300s che per fattore di conversione diventa 75 mm, ecco quel 50 mm Nikkor f 1,8 è il mio obiettivo da ritratto, genere che comunque non mi sento limitato nel trattare con altre lenti, come faccio abitualmente
Nella comunità dei Wiwas

Chi è questo personaggio ritratto in regola dei terzi ad un tiraggio 26 mm su full frame col mitico Nikkor 17-35 2,8?
Sinceramente non me lo ricordo, fa parte come nel precedente caso di un viaggio su un progetto abbandonato in corso d'opera, al Cisne perché persi soldi e documenti e poi non c'è più stata l'occasione di presenziare, in questo caso invece perché avevo sottovalutato le complicazioni logistiche e culturali…e qui ci sarebbe da aprire una parentesi anche troppo lunga sui popoli nativi e la loro identità culturale nel terzo millennio.
Diciamo che è un villaggio tradizionale wiwa sulle pendici della Sierra Nevada di Santa Marta, davanti al Mar dei Caraibi. Oltre questo dato vedo l'ambientazione, capanne tradizionali, abiti tradizionali femminili, la scelta di sfocare è per evidenziare di più l'espressione tranquilla del personaggio maschile, forse capofamiglia, visto che alle sue spalle c'è una donna ed un bambino, forse fratello di lei o semplicemente vicino di casa, perché in quei luoghi tanto è in comune, specie gli spazi esterni alle case.
Dove finisce il soggetto, inizia il racconto
In fondo, la scelta tra ritratto su sfondo neutro e ritratto ambientato inn fotografia non è mai solo tecnica, ma profondamente narrativa. Significa decidere cosa raccontare e quanto lasciare entrare del mondo dentro l’immagine.
A volte basta uno sguardo e uno sfondo pulito per arrivare all’essenza, altre volte è proprio l’ambiente a dare senso, radici e profondità a quel volto.
Non esiste una regola definitiva, né un obiettivo “giusto” in assoluto: esiste l’intenzione del fotografo, la relazione con il soggetto e la capacità di leggere la scena.
È lì che il ritratto prende forma davvero, in quell’equilibrio sottile tra presenza e contesto, tra ciò che mostriamo e ciò che scegliamo di escludere.
Perché, alla fine, ogni ritratto è sempre un incontro: tra chi guarda, chi viene guardato e il mondo che li circonda.




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