Impara qualcosa ogni giorno.

Siamo sotto assedio, circondati dalle connessioni.

Quando cerchiamo di collegarci scopriamo che attorno a noi ci sono decine di reti.

Ogni volta che entriamo nel web per questioni fotografiche veniamo aggrediti da immagini, da finestre che aprono altre finestre che mostrano qualcosa che, spesso, è inutile o fuorviante rispetto alla nostra ricerca.


Abbiamo occhi allenati, sinapsi allertate, tutti i sensi in perenne delirio.

Subiamo quotidianamente immagini dirette e indirette, e a volte pensiamo di saper discernere tra la qualità e la fuffa.


Erik Kessel:L’autore ha scoperto che una delle parti più fotografate dalle persone sono i propri piedi.
Collezione fotografica di Erik Kessel: L’autore ha scoperto che una delle parti più fotografate dalle persone sono i propri piedi. Così ha iniziato una ricerca collezionando migliaia di immagini per mostrare quanto la fotografia sia uno strumento di costume a volte davvero bizzarro

Ma quanti sono quelli che sanno davvero fare la differenza?


Non ci fermiamo più a riflettere, oltre a non avere la capacità di introdurre nel nostro metodo di valutazione una chirurgia esperienziale che faccia pulizia del superfluo e di tutte quelle immagini che nulla aggiungono al nostro essere esperti o semplici appassionati di fotografia.


Marvin Heiferman, uno studioso americano, dice che in tredici millesecondi abbiamo capito cos’è raffigurato in una foto.


Chissà se è davvero così poco il tempo per decriptare un’immagine, di certo siamo tutti smaliziati.

Un volta passavamo una serata intera ad analizzare una fotografia dal punto di vista tecnico, narrativo, dei significati, dei risvolti filosofici o psicologici, della sua storia, della sua proiezione nel futuro o del suo rapporto con il passato.


Era meglio un tempo?


la prima fotografia fatta con un telefono nel 1997
la prima fotografia fatta con un telefono nel 1997

Sembra un discorso già perso in partenza. Non era né meglio né peggio, forse si faceva un respiro in più prima di passare all’immagine successiva, ma solo per via della lentezza dei mezzi di fruizione di allora.

È come chiedersi se i giovani di oggi sono peggio di quelli di un tempo, dimenticando che questa è la domanda più trasversale della storia dell’umanità che ha sempre due risposte agli antipodi: dipende dall’età di chi fa la domanda e di chi risponde.


Quello che invece mi chiedo è se davvero sia così difficile fare memoria cercando di trasbordare dal passato le esperienze formative più funzionali della fotografia, come la riflessione e l’analisi oggettiva e oggettuale.

Non è una questione di conflitti tra il vecchio mondo analogico o quello digitale perché sarebbe un’altra battaglia fatta di teorie e punti di osservazione, quindi persa, ma una questioni di tempo e sedimentazione che può e dovrebbe avvenire pure ora.


Vedo giovani approcciare la fotografia con molti entusiasmi ma altrettanto egocentrismo, voglia di imparare tutto, rapidamente, per ottimizzare la propria visione del mondo ma rimanendo sempre a surfare in superficie.

Quei giovani siamo stati anche noi che giovani non siamo più, ma avevamo la stessa urgenza con differenti mezzi.

Purtroppo, o per fortuna, la fotografia non è solo velocità di scatto, velocità di produzione o di editing, ma è una pratica legata anche alla cultura, oltre a tutte le altre questioni dirimenti che hanno bisogno di…tempo.


Sembra un discorso in difesa il mio, che appartiene ad un mondo antico, e qui la storia si ripete perché tutti siamo stati giovani ed eccessivi per diventare maturi e prudenti.

L’esperienza, potrebbe essere la risposta, che purtroppo si acquisisce solo con il tempo e quindi non può essere ecumenica.

Qualcuno mi ha già cassato questa valutazione in quanto, se l’esperienza si fa con il tempo, i giovani il tempo non l’hanno avuto, quindi è una valutazione viziata da una posizione di comodo, da eminenza grigia.

Rispondo dicendo che l’esperienza è una sommatoria di infiniti momenti che si cominciano a sovrapporre dal primo giorno, ed è un processo che non ha mai termine nella vita.


Bisogna solo saper aspettare senza ingordigia ed aggiungere con calma ogni piccolo strato che diventerà la calda coperta degli inverni più freddi.

Lessi una frase secoli fa che ormai è diventata un mantra per molti e vale anche per noi: impara qualcosa ogni giorno. Che si tratti di lessico, di una lingua straniera, o di questioni afferenti alla fotografia.


- Enzo Pertusio -



3 copertine dei libri forse più importanti di analisi e critica sulla Fotografia
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