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SONO IN FOTOGRAFIA DA TUTTA LA VITA

Era l’hobby di papà che quando si rese conto del mio interesse per tante cose cominciò a mettermi sotto il naso libri e riviste di fotografia, lui aveva sempre una fotocamera al collo, cosa non comune nei 60’s.

A sette anni stavo con lui in camera oscura  mentre dalla radio a transistor la Carrà a Canzonissima cantava “ma che musica maestro”. A tredici anni ebbi la mia prima macchinetta e con la paghetta mi ci compravo i rullini…


Poi si cresce, eccome se si cresce, fra fine 70’s e i primissimi 80’s, la politica attiva lasciò spazio alle filosofie dell’Underground, alla musica colta, al cinema d’impegno, a Hesse e Kerouac e la cosa più entusiasmante diventò il viaggio, rigorosamente autostop e sacco a pelo. A diciassette anni con “On the road” di Kerouac in tasca.


Poi si cresce ancora e l’esigenza lavoro diventa un imperativo, specie per uno come me che per voglia di indipendenza s’era fermato al diploma di media superiore…


Fu il periodo delle porte in faccia, senza agganci, come sempre, anche a cercare un qualsiasi tipo di lavoro non si risolveva. Recuperavo tante chiacchiere e  lavoretti sottopagati, senza futuro. 


Fu il momento di quegli scatti d’impeto che nella vita ci vogliono, a ventun’anni è anche facile. “Andatevene tutti a quel paese” dissi fra me e me : “Io mi metto a fare il fotografo”.


Le basi le conoscevo, il resto lo sto imparando strada facendo, ormai da 41 anni.


Quella seconda metà degli anni ’80 in provincia furono lo studio fotografico, i lavori per privati e per le piccole imprese della zona alle quali toccava fare preventivi all’osso.


Avevo il lavoro mio, incassavo, ma non mi soddisfaceva in pieno. Infatti al momento delle ferie, ai tempi canonicamente in agosto, chiudevo lo studio e me ne andavo in giro per l’Europa a far le foto che volevo, un po’ travel, un po’ street.  


Venne l’89, anno di grandi cambiamenti, l’agosto me lo passai fra India e Nepal e fu il gran “flash”. Foto migliori, voglia di farci qualcosa e il tentativo di raggiungere le riviste specializzate in viaggi.


Non mi immaginavo che fosse così facile. In pochi mesi ero collaboratore di “Tuttoturismo, GenteViaggi, Touring, Natura Oggi..


fotoreportage di viaggio

Ovviamente ci fu da aggiustare il tiro: Inizialmente un tema su cui articolare una storia. 

Ossia 


Non le foto della vacanza fatte a mo' di reportage, ma un soggetto preciso e un suo perché


Inoltre trovare gli elementi che raccontino quella storia e svolgerli attraverso immagini il più possibile di alta qualità con l’imperativo dalla a alla zeta.


Un agire totalmente diverso dall’andare in vacanza in un posto.

La prima volta che per reportage andai all’estero mi trovai in un villaggio da dove sarebbe partito il lavoro, c’era pochissimo per giovani e piovve per tre giorni…ripensavo all’anno prima a far bisbocce a Budapest…


I primi reportages furono il Teatro Povero di Monticchiello, il farro della Garfagnana, che stava prendendo piede allora, la fiera del cacio di Pienza. E la transumanza in Toscana, l’anno dopo vennero i primi lavori esteri, itinerario per castelli e piazze barocche della Boemia e della Moravia, Praga da Shopping a taglio antiquariato. 


Di li in poi è stato tutto un divenire, un paio d’anni fa ho calcolato di aver toccato il suolo di 50 paesi del mondo e almeno in 38 è stato esclusivamente per reportage…


Certo, non è come andare in vacanza, alzarsi alle undici e buttarsi su un brunch fino alle quattordici per poi decidere che fare, se si è di reportage ce lo si può scordare. Però si sta di più sui luoghi, si vedono i posti con la luce giusta, si incontrano persone, tante persone…io mi sento sempre un po’ del posto quando “sono di reportage”.


Questa però è una visione professionale, una buona storia per immagini non è detto che si debba fare sempre per un magazine, ci sono mille altri usi non “a scopo di lucro”, dove poter fare…con know-how e mindset giusti.


Anche  l’altrove e il lontano non sono tassativi, infatti, i miei primi quattro lavori citati più sopra erano in un raggio di 150km massimo da casa mia, dopo la pandemia il primo lavoro era a 800 mt da dove sono nato e cresciuto.


Il mondo cambia in continuazione e da allora è cambiato assai, delle quattro riviste che ho citato più sopra tre non esistono più, la fotografia è diventata “di massa” come mai prima. 


Da oltre vent’anni al travel ho affiancato altri generi, ma sempre col taglio di fotoreportage narrativo, un soggetto ben definito, uno “svolgimento del tema” attraverso immagini di alta qualità.


Insegnare lo faccio dall’altro secolo, mi piace trasmettere quel che ho appreso lavorando, la grande soddisfazione è vedere che un allievo arriva con molte incertezze e termina il corso con un buon reportage realizzato. “Grazie di averci fatto vedere la nostra città con occhi diversi”, mi dissero gli allievi napoletani di un Workshop di fotografia  di viaggio fatto in centro a Napoli…


D’altra parte fare un viaggio per realizzare un reportage su un tema specifico è sempre stata una grande responsabilità, quella di portare a casa un risultato di serie A poiché un magazine oltre a pagarlo possa riaffidare altro lavoro…


In definitiva è un "mestiere" e non lo si può apprendere se non da chi quel merstierelo fa...



Federico Tovoli Photojournalist

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