LA STORIA DI MARTINA ASIA

Eccomi qua, ciao a tutti! Mi presento: sono la prima “storia” di questo diario di bordo.

Mi chiamo Martina Asia Coduri de’ Cartosio, nome altisonante, lo so, e soprattuto confusionario. «Ma non ti chiamavi Asia? Chi è Martina?» e così via, un po’ quello che succede anche al mio datore di lavoro, che probabilmente alcuni di voi conosceranno come Sandro e altri come Antonio, Antonio Crisà.

Eh sì, è il mio datore di lavoro, perché da circa un anno a questa parte sono entrata nel team di Accademia come assistente fotografa e tuttofare.

Quindi eccovi una prima storia che è un po’ un’ibrida: una storia che concerne sia il “VOI” che, in parte, il “NOI”  e che ha il privilegio e, soprattutto, la responsabilità, di essere raccontata in prima persona da me medesima, dall’interno di questa realtà.

Mi è sempre piaciuta la fotografia. Dalla compatta a rullino regalatami per la prima comunione, fino alla prima reflex su cui misi le mani a quindici anni (di mio padre) ho lasciato spaziare il mio sguardo a cogliere ciò che senza tante profonde valutazioni estetiche attirava maggiormente il mio occhio. Una fotografia innocente e spudorata, “automatica”, perché di imparare a impostare la macchina in manuale quell’adolescente che ero un tempo non ne aveva poi molta voglia.

Crescendo però il mio sguardo si faceva via via più allenato ed esigente: la ricerca dei contrasti cromatici e delle simmetrie diventava quasi maniacale, le espressioni e i volti di sconosciuti mi rapivano ad ogni angolo, soprattutto durante i viaggi che ho avuto la fortuna di fare.

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Ecco, iniziare a viaggiare e trasferirmi a Torino, affascinarmi con le nuove realtà con cui venivo a contatto, così diverse ed esotiche dalla mia piccola e sofisticata Como, mia città natale, hanno acceso in me il desiderio di padroneggiare per davvero il mezzo fotografico, per riuscire a catturare  precisamente ciò che il mio occhio e il mio cuore vedevano.

La fantomatica M sulla ghiera della mia prima Canon 1100d ha iniziato, con tanto esercizio, a diventarmi amica.

Spaziando dalla fotografia di paesaggio, al reportage, ai ritratti, il mio percorso da autodidatta si è poi concretizzato qui in Accademia dove nel 2015 ho seguito il corso avanzato di fotografia, con cui ho potuto approfondire i diversi generi attraverso un pluralismo di contributi e gli “sguardi” differenti   dei professionisti di cui si avvale la scuola.

Non solo lezioni di fotografia, ma lezioni di vita, occasioni di confronto e di feedback su una cosa, la mia passione per la fotografia, che era stata fino a quel momento qualcosa che avevo fatto per me e dedicato a me sola.  Ora mi si apriva un spiraglio tramite queste esperienze dirette su come funzionasse il mondo del lavoro e in particolare del lavoro del fotografo, a quell’epoca ancora lontano per me, adagiata com’ero nella bambagia della vita universitaria.

la storia di martina asiaCon l’avvicinarsi del termine degli studi, che mi avrebbe scaraventato nel duro mondo degli adulti, un po’ di panico ha iniziato a sopraggiungere, e nel vagliare le diverse possibilità su cosa fare da grande quella del fotografo mi attirava particolarmente.

In Accademia tra l’altro avevo scoperto una cosa bellissima: l’affascinante mondo a parte dello studio fotografico, sospeso tra il bip di un flash e un altro, in equilibrio tra luci e ombre, un mondo magico dove si può creare ed essere architetti di ogni elemento di un immagine.

Che fosse quella la mia strada?

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Ancora non lo so, ma mi sono buttata. Un anno dopo il corso di fotografia, tra lavoretti fotografici vari ed eventuali (reportage fotografici di spettacoli ed eventi, di mostre e istallazioni artistiche e mie sperimentazioni) ho riscritto a nadia@accademiatf.eu (sono sicura che molti di voi la conoscano così) per chiedere consigli e sapere se conoscessero qualche fotografo in cerca di un’assistente e caso volle che fosse proprio Antonio Sandro quel fotografo!

E quindi eccomi qua. Sto ancora cercando la mia strada, scoprendo quale sia l’ambito della fotografia che mi affascina di più e intanto provo a muovere i primi passi osservando i professionisti.

Un effetto collaterale è sicuramente che le mie foto mi piacciono molto meno di prima, ma mi consolo col fatto che capita a molti che seguono i nostri corsi, perché impariamo a diventare più esigenti. Un incentivo a esercitarsi e allenare l’occhio il più possibile.

E poi trovare la giusta prospettiva, la giusta impostazione e la corretta luce con cui osservare e interpretare il mondo sono diventati un po’ la mia filosofia di vita, un approccio che applico non più solo alla fotografia.. i risultati?

Spero che li vedremo insieme!

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2017-06-28T12:57:42+00:00

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